Slayblade unisce il roguelite alla nostalgia di Beyblade, tra trottole personalizzabili, scommesse e sfide di quartiere in un'ambientazione Y2K.
Per chi è cresciuto tra gli anni novanta e i primi duemila conosce bene il fascino delle trottole da combattimento lanciate nell’arena, pronte a scontrarsi fino a quando una delle due non si ferma. Seppur non fossi un grande appassionato, anch’io ricordo di aver giocato per un periodo con le trottole rotonte, in scontri che all’epoca mi sembravano qualcosa di epico. Slayblade prova a riportare in vita quell’immaginario, unendolo alle meccaniche tipiche del roguelite e a un’ambientazione da periferia americana dal forte sapore anni 2000.
Costruisci, combatti, scommetti
Slayblade è un battle-tops roguelite, sviluppato da Henry’s House, in cui bisogna costruire la propria trottola da combattimento, la Slayblade appunto, sfidarla contro altri avversari per le strade di città e scommettere sui risultati degli scontri.
Si possono raccogliere oltre 60 pezzi diversi, ciascuno con le proprie statistiche e un effetto attivo che si innesca quando la trottola entra in contatto con un cubo di potenziamento nell’arena. Il giocatore si muove liberamente per le strade di un quartiere di città, tra biciclette parcheggiate e casette in stile periferia americana, vincendo di volta in volta denaro e potenziamenti mentre sale di livello e infine partecipare al torneo.
Non è presente una vera modalità storia: come specificato dagli stessi sviluppatori nella pagina Steam, sono previsti solamente un breve filmato introduttivo e uno conclusivo, mentre il resto dell’esperienza si concentra unicamente sul ciclo di combattimento, potenziamento e progressione economica. Non è inoltre un gioco multigiocatore: ogni sfida avviene contro avversari controllati dal gioco.
Ogni partita equivale a una sessione che si perde ogni volta che si esce dal gioco. Le sessioni sono piuttosto brevi, e possono essere completate anche in meno di un’ora. Tuttavia, l’impossibilità di salvare durante una sessione non va certo a beneficio dall’utente con poco tempo a disposizione.
Combattimenti
I comandi sono intuitivi e richiedono l’utilizzo del solo mouse, che serve a direzionare la trottola contro l’avversario con l’intento di colpirlo con la maggior forza possibile. Vince chi riesce a ridurre a zero la velocità di rotazione del opponente. Bisogna però stare attenti a non uscire dall’arena, perché questo comporta un game over immediato.
Nell’arena sono presenti anche degli ostacoli, come bombe e fiamme, che aggiungono un ulteriore elemento di rischio e imprevedibilità durante gli scontri.
Potenziamenti e personalizzazione
Nell’arena appaiono dei potenziamenti, che si possono scegliere dal menù di personalizzazione della trottola. Questo menù è diviso in tre parti: testa, corpo e punta. Possono essere combinate assieme per creare configurazioni diverse. Le modifiche disponibili sono molte e possono essere acquistate dal negozio, ampliando così il ventaglio di strategie e combinazioni a disposizione del giocatore.
Tuttavia, quando queste modifiche vengono messe in pratica, non ho avvertito un’abissale differenza tra una piuttosto che l’altra. Sono pochi i potenziamenti a fare differenza, e sono quelli peggio bilanciati, come ad esempio uno che fa letteralmente esplodere l’avversario. Gli scontri sono mediamente abbastanza facili se si scelgono quelli contrari avversari vicini al proprio livello, e la tattica per vincere è sempre la stessa: prendere i potenziamenti prima dell’avversario e colpirlo più volte e con più forza. Ci sono anche situazioni in cui basta l’arena a mettere KO il nemico, ad esempio lasciando che siano le fiamme a distruggerlo.
Struttura a episodi
Il gioco è diviso in episodi, ognuno con l’obiettivo di vincere il torneo. Tra un episodio e l’altro l’ambientazione rimane identica, e l’unica cosa che cambia sono i modificatori. Questi aggiungono nuovi elementi alle battaglie come, per esempio, un limite di 10 secondi, fiamme all’interno dell’arena e anche Dogzilla, una zampa di un animale gigante che calpesta casualmente una zona dell’arena e se colpiti porta alla sconfitta immediata (un’ombra però anticipa il colpo, permettendo di schivare il colpo con largo anticipo).
Battaglie e ricompense
Ogni battaglia richiede un pagamento solo per parteciparvi, e se vinta fa guadagnare dollari e punti esperienza. Esistono anche battaglie illegali, che possono essere molto rischiose ma altrettanto fruttuose per chi decide di correre il rischio.
Oltre alle battaglie, si possono raccogliere monete sparse per la mappa, guadagnare qualche soldo falciando il prato. I soldi poi possono essere utilizzati nel negozio, comprando nuove parti, tentare la fortuna spendendo 10$ per un oggetto casuale o, anche, comprare un avanzamento di livello.
Stile grafico
Slayblade presenta uno stile grafico che fonde pixel art rétro, fumetto e immaginario arcade, dando vita a un’estetica volutamente ruvida e molto caratterizzata. La componente pixel art richiama i videogiochi degli anni ’90, con sprite, scenari e animazioni costruiti attraverso pixel ben riconoscibili, mentre il design dei personaggi introduce un approccio più vicino all’illustrazione fumettistica, con contorni neri marcati, anatomie caricaturali e ombreggiature nette in stile cel shading.
La palette cromatica è intensa e fortemente satura, con una particolare presenza di tonalità calde come rosso, arancio, beige e marrone, affiancate da verdi e grigi più desaturati. Questo contrasto contribuisce a creare un’atmosfera urbana, ironica e leggermente decadente. Le texture non sono completamente pulite: graffi, variazioni cromatiche e piccole imperfezioni simulano una superficie disegnata o stampata, rafforzando il carattere artigianale e rétro della direzione artistica.
Anche l’interfaccia riprende questa filosofia visiva. Pannelli inclinati, grandi numeri, icone circolari, indicatori e caratteri tipografici pesanti sono integrati nella scena con un linguaggio immediatamente riconducibile ai videogiochi arcade.
Un omaggio a Beyblade
Slayblade è chiaramente un omaggio a Beyblade, la celebre serie televisiva e linea di giocattoli con le trottole da combattimento che ha segnato l’infanzia di un’intera generazione cresciuta a cavallo tra gli anni novanta e duemila. Il gioco ne riprende l’iconografia, l’estetica e il concetto di base, le sfide di quartiere tra ragazzini con le proprie trottole personalizzate. Come già detto prima, la storia è assente. Forse per una questione di budget, forse per non rischiare di copiare la serie originale, o magari semplicemente non erano interessati a scriverne una. Questa assenza non è però il vero problema.
Il punto debole del gioco, e il motivo per cui dubito ci giocherò in futuro, è la ripetitività. Il gameplay è estremamente semplice e i combattimenti si risolvono sempre nello stesso modo, senza opponenti che richiedono strategie diverse o presentano una sfida superiore. In breve, il gioco esaurisce tutte le sue idee in breve tempo e non c’è sufficiente variazione da giustificare il completamento di tutta la carriera.
scritto da Filippo Giacometti e pubblicato il giorno
In definitiva, Slayblade riesce a ricreare con una certa efficacia il fascino delle battaglie tra trottole, puntando tutto su un'idea semplice e su un'estetica che sa essere riconoscibile e piacevole. Il problema è che, una volta superato l'effetto nostalgia, emerge una struttura troppo povera di varietà per sostenere l'intera esperienza. Le possibilità di personalizzazione sono numerose sulla carta, ma incidono poco sul modo di affrontare gli scontri, che finiscono per assomigliarsi quasi tutti. L'assenza di una storia non sarebbe necessariamente un difetto, se il sistema di combattimento e la progressione riuscissero a offrire una maggiore profondità. Invece, Slayblade mostra rapidamente tutto quello che ha da offrire e, proprio quando dovrebbe spingere il giocatore a continuare, finisce per diventare ripetitivo. Rimane quindi un titolo simpatico e capace di strappare qualche sorriso a chi è cresciuto con le trottole da combattimento, ma difficilmente riesce a trasformare quella nostalgia in un'esperienza abbastanza solida e varia da lasciare il segno.
Gameplay
Meccaniche di gioco e level design
75
Tecnica
Grafica e ottimizzazione
60
Arte
Direzione artistica, storia e musiche.
70
Esperienza utente
Interfaccia utente, accessibilità e fruibilità
72
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Commento Finale
In definitiva, Slayblade riesce a ricreare con una certa efficacia il fascino delle battaglie tra trottole, puntando tutto su un'idea semplice e su un'estetica che sa essere riconoscibile e piacevole. Il problema è che, una volta superato l'effetto nostalgia, emerge una struttura troppo povera di varietà per sostenere l'intera esperienza. Le possibilità di personalizzazione sono numerose sulla carta, ma incidono poco sul modo di affrontare gli scontri, che finiscono per assomigliarsi quasi tutti. L'assenza di una storia non sarebbe necessariamente un difetto, se il sistema di combattimento e la progressione riuscissero a offrire una maggiore profondità. Invece, Slayblade mostra rapidamente tutto quello che ha da offrire e, proprio quando dovrebbe spingere il giocatore a continuare, finisce per diventare ripetitivo. Rimane quindi un titolo simpatico e capace di strappare qualche sorriso a chi è cresciuto con le trottole da combattimento, ma difficilmente riesce a trasformare quella nostalgia in un'esperienza abbastanza solida e varia da lasciare il segno.