Anche quest’anno è arrivato quel giorno in cui un nuovo Call of Duty esce. Un rituale che si ripete, senza interruzioni, da ventuno anni.
Un periodo molto lungo, in cui tre team diversi si scervellano per cercare di mandare avanti la saga. Proporre qualcosa di nuovo, senza snaturare la serie e mantenendo gli standard qualitativi che il pubblico si aspetta da una produzione tripla A.
Un compito non facile. E ancora più complesso dati i pregiudizi, spesso ingiusti e ignoranti, che il pubblico ci tiene a condividere in ogni sezione commenti.
E nonostante tutto ciò, e un capitolo precedente deludente, i ragazzi di Activision sono riusciti a creare uno dei migliori capitoli della serie: Call of Duty: Modern Warfare 4.
Nord contro Sud, giusto verso sbagliato
Una normale giornata di routine per le reclute sudcoreane. Un giro in città, a comprare qualcosa al supermercato, e anche una piccola sorpresa per l’ultimo arrivato.
Un clima spensierato interrotto da un attacco nordcoreano. Rapido, violento. Mette sotto scacco l’intera città in una mossa, e i soldati possono solo resistere e cercare la fuga.
Così inizia Call of Duty: Modern Warfare 4.
Qualche giorno prima, John Price continuava la ricerca del terrorista Makarov. La pista lo conduce in un pub a New York. Dopo qualche trambusto, in una missione chiaramente ispirata al primo John Wick, Price trova la sua nemesi.
Le due storie si alternano, intrecciandosi in un unico filone narrativo in cui lo stesso conflitto è mostrato da diversi punti di vista. La fanteria vive la guerra nella sua forma più grezza e classica, con momenti che ricordano scene della Seconda Guerra Mondiale. Il capitano Price è tattico e sporco, e non si fa troppi problemi a superare confini morali per raggiungere il suo obiettivo: trovare e uccidere l’Arciere. Un agente del caos, interpretato da Mads Mikkelsen, e artefice di tutti i recenti conflitti. Le sue motivazioni non sono per nulla chiare: eccetto un presumibile guadagno economico, le motivazioni dell’Arciere sono estremamente generiche, e gli viene dedicato poco tempo. Un personaggio che appare e scompare senza lasciare traccia.
Oltre a questi due filoni principali, c’è un terzo ramo che però non voglio anticipare. Posso solo dire che il gioco mette il giocatore nei panni del nemico e permette di compiere azioni altamente immorali.
Più coraggio del solito
La scrittura è migliore e più matura rispetto ai capitoli precedenti. In generale, ho trovato la trama molto più chiara e godibile, con molti più momenti dedicati al rapporto tra i personaggi. Price è sicuramente il protagonista più tridimensionale, e la strada che ha scelto è solitaria e pericolosa, piena di incertezze.
Il suo percorso è forse la parte più interessante della trama. Il personaggio abbandona la sicurezza della sua posizione e si ritrova a inseguire un obiettivo che lo allontana dai suoi stessi principi. L’Arciere, invece, resta una figura sfuggente: il racconto gli concede poco spazio, e questo lascia l’impressione che sia stato inserito solo per sfruttare la celebrità dell’attore invece di creare un villain memorabile.
I toni patriottici e la distinzione tra buono e cattivo restano netti. Da questo punto di vista non è cambiato nulla, e non credo sia un problema.
Una campagna lineare e cinematografica
Tutte le missioni sono lineari, cinematografiche e adrenaliniche. La regia ludica riesce a tenere il giocatore costantemente impegnato grazie alla diversità di situazioni e personaggi. Durante le 7-8 ore di campagna si vestono i panni di molteplici persone, sia protagonisti che antagonisti, in scenari diversi evitando che la noia sopraggiunga.
I designer sembrano aver preso ispirazione da ogni Call of Duty del passato, proponendo missioni stile Black Ops, in cui si gioca perlopiù in solitaria e con diverse sezioni stealth, e stile gioco di guerra classico, con alcune scene che ricordano lo sbarco in Normandia e le battaglie di trincea.
Il meglio del meglio, signore
Il merito dell’ottima campagna di Call of Duty: Modern Warfare 4 è nella capacità degli sviluppatori di aver ascoltato il pubblico e imparato dai propri errori. Una delle critiche maggiori a Call of Duty: Modern Warfare 3 è stata l’eccesso e la ripetitività di missioni sandbox, che sembravano appartenere più al comparto multiplayer che a una campagna lineare. In questo quarto capitolo questo genere di attività praticamente non esiste. Rispetto a Call of Duty: Modern Warfare 3 i livelli aperti sono stati in gran parte abbandonati. L’unica eccezione è una missione in Nord Corea a mappa aperta, in cui vengono replicate le meccaniche di Warzone: bisogna cercare armi e risorse, e usare queste ultime per creare equipaggiamenti. Il giocatore può scegliere se esplorare la mappa o effettuare un viaggio veloce direttamente all’obiettivo. Chi non ama il sandbox può quindi saltare completamente questa parte e godersi le missioni principali lineari (con lo svantaggio di essere meno preparato).
Un gameplay consolidato
Call of Duty: Modern Warfare 4 è la consolidazione di tutto ciò che è stato creato prima, senza nessuna pretesa di voler innovare una formula che ha sempre funzionato. Una scelta che condivido appieno: tentare di rivoluzionare forzatamente solo per fare qualcosa di diverso porta sempre a risultati peggiori. L’innovazione deve essere naturale e mirata.
Ad esempio, in Call of Duty: Black Ops 6 è stato introdotto il sistema di movimento avanzato chiamato omnimovement. Il sistema è stato poi ripreso in Call of Duty: Black Ops 7, e in questo nuovo capitolo è stato ampliato con l’introduzione dell’arrampicata. Certi elementi dello scenario, come tubature e appigli, possono essere usati per arrampicarsi. Questa meccanica aggiunge ulteriore varietà al level design.
Difficoltà
Giocato a livello di difficoltà Estremo, Call of Duty: Modern Warfare 4 propone un ottimo livello di sfida. Basta distrarsi un secondo, rimanere esposti qualche momento di troppo e ci si ritrova tre metri sotto terra. A livello veterano invece non ho trovato particolari differenze, forse perché in entrambi è necessario muoversi con calma, sfruttare le coperture e lanciare granate e stordenti.
Io consiglio di giocare a un livello di difficoltà alto perché rende l’esperienza più realistica e costringe a giocare in modo molto più tattico. Unico difetto: la schermata di morte mostra consigli casuali e non le iconiche citazioni.
Tecnica e direzione artistica
La grafica si conferma di alto livello e, unita a una direzione artistica ormai esperta di scenari di guerra, riesce a creare dipinti di battaglie spettacolari e realistici.
Prima del lancio Infinity Ward aveva annunciato il ray tracing esteso a campagna, multiplayer e DMZ, con riflessi, occlusione ambientale e ombre. Il supporto comprendeva anche il DLSS 4.5, affiancato da AMD FSR 4.1 e Intel XeSS 3. Nella mia prova queste promesse non si sono tradotte in una configurazione utilizzabile, perché il ray tracing non può essere attivato insieme al DLSS.
A impostazioni quasi tutte alte, con DLSS su qualità e frame generation attivo, su una 4060 Ti a 1440p il gioco gira fluido tra gli 80 e i 90 fps.