opinione

La fine dei videogiochi singleplayer

Il gioco di Star Wars della defunta Visceral Games passerà dall'essere un'esperienza singolo giocatore a un videogioco servizio. La fine del singleplayer?


Notizia di cronaca videoludica recente ha visto come protagonista la chiusura di Visceral Games. La casa di sviluppo a cui dobbiamo Dead Space e Dante’s Inferno, era impegnata nello sviluppo di un videogioco dedicato a Star Wars. 

Il titolo, nome in codice “Ragtag”, sarebbe dovuto essere un action in terza persona single player con una forte componente narrativa. Per la stesura delle sceneggiatura era stata assunta Amy Hennig, la penna dietro la storia di Uncharted.

Ora che Visceral è stato chiusa il progetto è passato in mano a EA Vancouver. Il team canadese prenderà il lavoro fin’ora fatto ma porterà il gioco in una direzione completamente nuova. L’idea è infatti quella di trasformarlo in un gioco servizio: un titolo pensato per durare a lungo tramite continui aggiornamenti, microtransazioni, DLC e una forte componente online.

I motivi dietro tale scelta vengano spiegati nelle parole di Patrick Soderlund, il vicepresidente esecutivo di Electronic Arts.

“Durante il processo di sviluppo abbiamo testato il concept di gioco con alcuni utenti, ascoltandone il feedback su cosa e come volevano giocare, nonché tenendo traccia di alcuni cambiamenti fondamentali nel mercato. È dunque diventato chiaro che per offrire un’esperienza su cui i giocatori vogliano tornare e continuare a supportare per un lungo tempo, serviva un cambiamento. Vogliamo rendere il gioco un’esperienza più ampia, che conceda ai giocatori maggior varietà sfruttando il nostro motore Frostbite”.

Tradotto: i videogiochi solo singleplayer vendono poco.

La gente vuole giocare online, insieme o contro gli altri, vuole continuamente novità e videogiochi che una volta comprati vengano supportati per un lungo periodo, con nuovi contenuti.

La verità è che non c’è più spazio per i titoli singleplayer. Non c’è più voglia di lunghe campagne dalla grande storia. Non è più il tempo delle esperienze solitarie.

Gli sviluppatori hanno capito che investire nella creazione di modalità singolo giocatore è una spreco di risorse. Per fare un esempio famoso: Grand Theft Auto V. Il titolo Rockstar Games ha venduto milioni di copie ma molti dei guadagni vengono dagli acquisti ingame in Grand Theft Auto Online, la componente multiplayer.

Per questo non sono mai usciti e mai usciranno espansioni singolo giocatore, come invece avvenuto in GTA IV.

I titoli multiplayer vendono di più e fanno guadagnare di più. I costi vengono ammortizzati e i guadagni sono dilatati in un periodo molto più lungo. I publisher che producono videogiochi sono prima di tutto aziende, e come tali devono fatturare. Per questo scelgono sempre la strategia che porti più profitto. Sempre.

Il futuro sarà solo multiplayer?

Tutti i grandi publisher prima o poi saranno costretti a integrare una qualche sorta di servizio online nei propri titoli.

Fortunatamente è ancora presto per scavare la tomba al singleplayer. Gli sviluppatori indipendenti saranno la nostra ancora di salvezza, gli unici che potranno correre rischi e puntare innanzitutto alla qualità e poi a massimizzare il profitto.

Bethesda potrebbe non mollare, in quanto tutto oggi è l’unica a creare sparatutto singleplayer tripla A di ottima qualità, come Doom e  Wolfenstein. Per quanto ancora mi chiedo, prima che anche loro sposino la politica del gioco come servizio. Non mi stupirei se un giorno uscisse Fallout Online Wolfenstein 3 con un multiplayer competitivo.

Il futuro non è roseo per gli amanti dei singolo giocatore. Una modalità ormai appartenente al passato, secondo il freddo mondo del mercato e delle vendite.

Il singleplayer è alla fine dei suoi giorni?

scritto da Filippo Giacometti e pubblicato il giorno

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