recensione

Cuphead: non fare patti col Diavolo

Annunciato nel lontano E3 del 2014, il particolare Run And Gun ispirato ai cartoni animati anni 30 Cuphead è finalmente giunto su Xbox One e PC.


In questi ultimi tre anni di sviluppo Cuphead non è di certo passato inosservato. La sua presenza in quasi tutte le fiere del settore ha aumentato la sua popolarità e molti sono stati i commenti entusiasti di coloro che l’hanno provato.

Cuphead è in effetti un titolo interessante da molti punti di vista: il primo sicuramente è il suo originale stile grafico ispirato ai cartoni animati anni 30, con ogni animazione realizzata a mano. Il secondo motivo, quello per cui è anche denominato il Dark Souls in due dimensioni, è il livello difficoltà superiore alla media. Difficile trovare un video catturato in fiera in cui non appare la schermata del game over.

Cuphead è veramente il ritorno dei Run And Gun vecchia scuola che si aspettava?

Spara, Corri, Salta

Cuphead è un gioco appartenente al genere dei Run And Gun a due dimensioni, lo stesso di cui fanno parte i grandi classici come Metal Slug Contra. 

In questa tipologia di giochi sono richiesti grandi riflessi, tempismo e velocità. Cuphead richiede le stesse doti ma, rispetto ai suoi antenati, non è così frustante e penalizzante. Un’importante differenza rispetto al passato sono i comandi. Questi sono immediati e precisi, requisiti fondamentali per la riuscita del gioco. Lo schema dei pulsanti è semplice e chiaro, imparabile immediatamente e veloce da dominare.

Oltre ai tradizionali comandi per saltare e sparare, sono presenti un balzo in orizzontale, un colpo speciale e un sistema di mira che blocca il personaggio sul posto ma permette di sparare in tutte le direzioni.

Cuphead presenta alcune interessanti meccaniche: una parata effettuabile solamente su oggetti rosa, la quale si effettua saltando e saltando nuovamente in volo. Non è un automatismo e serve precisione per effettuarla nella maniera corretta.

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Per infliggere più danni ai nemici è possibile utilizzare dei colpi speciali e la super. I primi sono dei colpi potenziati diversi per ogni tipo di arma. Le super sono invece speciali attacchi o abilità sbloccabili completando i livelli dei mausolei.

Per utilizzare i colpi speciali è necessario avere una carta a disposizione. Queste si guadagnano infliggendo danni al nemico o effettuando le parate. Con cinque carte a disposizione è possibile usare la super.

Durante la partita si può velocemente passare dal colpo di tipo A a quello di tipo B con un pulsante. Nel gioco infatti sono presenti più tipologie d’attacco, 6 in totale ma solamente due da portare sul campo di gioco. La duplice arma è fondamentale per gestire i diversi tipi di sfide, estremamente variegate, e rispettare lo stile di combattimento di ogni giocatore.

Potenziamenti e Mosse Speciali

In ogni isola si può trovare il Porkrind’s Emporium dove poter acquistare i potenziamenti in cambio di monete.

I potenziamenti sono sia attivi che passivi e se ne può utilizzare solo una alla volta. Vanno dalla capacità di balzare diventando invulnerabile, dall’aggiunta di un cuore extra o la parata automatica.

Gli attacchi si differenziano per potenza di attacco, velocità, gittata e tipo di effetto. La prima arma del gioco è un colpo di medio danno, veloce e preciso. Poi un colpo a corto raggio che spara tre colpi insieme e provoca più danni. Ci sono armi con proiettili che colpiscono il bersaglio senza mirare, facendo però meno danno; i colpi boomerang, che come il nome fa intuire tornano indietro, oppure un colpo potente e preciso ma che va caricato. Ognuna di questi armi ha una sua mossa speciale.

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Le super sono solo tre in totale e vanno da un attacco speciale super potente, dall’invulnerabilità  e all’apparizione di un avatar da utilizzare in battaglia.

Ogni giocatore deve imparare al più presto a combinare attacchi, potenziamenti e super in base al proprio stile di gioco. Rimanere sempre con la stessa configurazione non porta sempre avanti e sono necessari cambiamenti per ogni boss o sezione platform.

Un inevitabili destino

La prima cosa che si impara a conoscere in Cuphead è la schermata del game over. Il gioco offre una sfida superiore alla media e per completarlo occorre pazienza, forza di volontà e non bisogna essere arrendevoli.

Tuttavia la morte fa parte delle meccaniche del gioco. Serve per imparare dai propri errori, a capire come sconfiggere le sfide e attuare strategie migliori. Si tratta del noto Trial And Error, un elemento classico in questo genere di giochi.

Non ci sono checkpoint e non si può recuperare la vita. Una volta che la morte arriva si ricomincia da capo il livello. Vista così può sembrare estremamente frustante (soprattutto se manca poco alla fine) ma in realtà è solo questione di accettare il game over come parte integrante dell’esperienza. Inoltre quando si viene colpiti la prima volta, il personaggio diventa invulnerabile per alcuni millisecondi in modo tale da non ricevere ripetutati danni per un singolo errore.

Modalità da sbloccare


Ci sono due modalità da sbloccare nel gioco: la prima è quella che converta il gioco dai colori al bianco e nero, con tanto di suoni “invecchiati”. Questa modalità si sblocca completando i livelli platform senza sparare un singolo colpo; sono invece concessi le parry e le super. L’altra modalità è un terzo livello di difficoltà chiamato Expert: i boss rimangono gli stessi solo che vanno più veloci.

Ogni volta che si muore appare una schermata che mostra quanto mancava all’obiettivo, compresi gli stage superati. Quando invece si completa un livello appare una scheda di valutazione con tanto di voto, basato su fattori come quante vite sono rimaste, quante parate effettuate, il tempo di gioco, le monete raccolte (nelle sezioni platform), quante volte è stata utilizzata la mossa speciale e il grado di difficoltà nei livelli dei boss (semplice o regolare).

A caccia di anime

Per avere salva la vita, i fratelli Cuphead e Mugman devono riscuotere le anime dei debitori del Diavolo. Una breve ma simpatica storia necessaria per giustificare i 20 boss presenti nel gioco.

Ogni boss è diviso in stage, in ognuno dei quali cambia tipologia di attacco. Un boss si sconfigge infliggendogli continuamente danno. Raggiunta una certa percentuale si passa allo stage successivo.

I boss sono variegati e ben differenziati tra loro, diventano sempre più difficili proseguendo col gioco e il numero di stage aumenta di numero. Nei livelli più avanzati sono aggiunti anche elementi platform, per esempio in un livello non c’è un pavimento ma delle piattaforme su cui bisogna continuamente saltare per non cadere. Queste piattaforme talvolta non sono vicine e bisogna stare attenti a dove si salta.

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Sconfiggere i boss è una vera sfida per qualunque giocatore. Si tratta di capire lo schema e prevedere le mosse del nemico, utilizzare le armi e i potenziamenti giusti. Ma ciò non basta in quanto ci sono alcuni elementi casuali che rompono la ripetitività. In questo modo bisogno sempre essere attenti e non esiste un pattern da imparare ma ci sono alcune utili tecniche e strategie per abbattere il boss nella maniera più facile e veloce.

Gli attacchi dei boss sono sempre preceduti da un’animazione che avvisa il giocatore del tipo di attacco o della sua direzione. C’è sempre il tempo di prevederne uno e quindi agire di conseguenza. Tuttavia diventa difficile quando ci sono più di una ventina di oggetti a cui fare attenzione.

Sono presenti dei boss da affrontare su un aeroplano. Sul mezzo ci si può muovere in ogni direzione, usare un’arma primaria e secondaria a corta distanza (entrambe con attacco speciale e una super) e rimpicciolirsi per schivare i colpi.

Piattaforme instabili

Il gioco originariamente doveva essere composto solamente dai boss, successivamente però sono state aggiunte le sezioni platform, due per ogni isola e quindi 6 in totale.

Questi livelli non sono necessari da completare per arrivare al finale, ma servono per raccogliere le monete per comprare i potenziamenti nella bottega.

Le sezioni platform presentano una grande varietà di situazioni, elementi unici non solo per ogni livello ma per ogni segmento dello stesso. Queste non sono molto lunghe ma non ci sono elementi ripetuti.

Le sezioni platform sono un’ottima alternativa agli scontri con i boss e la loro realizzazione è della stessa qualità di questi ultimi.

Cooperativa

Tutti i livelli di Cuphead possono essere affrontati in cooparitiva. Al momento è solo locale, quindi è necessario avere un amico e un secondo joystick (oppure uno col pad l’altro con la tastiera) per avere sullo schermo Cuphead e Mugman insieme.

Giocato in cooperativa i boss sono più resistenti ma la sfida è sempre proporzionata. Giocando in due c’è il vantaggio di potersi salvare a vicenda all’infinito. In questo modo le battaglie sono più facili e un giocatore meno bravo può vincere insieme a uno più esperto.

Dispiace non vedere una modalità online per permettere a chiunque una partita di coppia. Si spera che tale modalità venga integrata in un futuro prossimo.

Vecchio Stile

Gli sviluppatori StudioMDHR, composto dai fratelli Brothers Chad e Jared Moldenhauer, insieme all’animatore Jake Clarke hanno dedicato il loro gioco ai cartoni animati del 1930.

Basta dare uno sguardo per notare l’evidente ispirazione a lavori di Walt Disney o Fleischer Studios non solo visivamente ma anche nelle musiche e i suoni.

Le animazioni sono stata fatte a mano con la tecniche dello stop motion e registrate a 25 frame al secondo. Esattamente come si faceva prima dell’evento del digitale e la computer grafica. Ognuna di esse è curata nei minimi particolari, perfezionata per ogni singolo personaggio e digitalizzata perfettamente all’interno del gioco.

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Le tinte dei colori sono aderenti agli anni 30 e il loro utilizzato è perfetto. Ogni immagini è da incorniciare e soprattutto non sfigura a prescindere dalla piattaforma utilizzata.

Le musiche di Kristofer Maddigan sono eccellenti e in linea con il tema del gioco. I suoni sono vintage e perfettamente amalgamati con la colonna sonora.

Cuphead è un gioco molto originale e fantasioso, ed è impossibile non rimanere ammirati dalla qualità del lavoro di StudioMDHR.

Dal punto di vista puramente tecnico ho notato dei fastidiosi episodi di sturring, micro-pause di alcuni millisecondi, che in gioco frenetico come Cuphead danno molto fastidio. Il problema appare nella versione PC Windows di Steam.

Perché Cuphead è così difficile?

Ci sono tre motivi principali per cui Cuphead è un gioco difficile.

Poche vite

In qualsiasi genere di livello, sia semplice che regolare, le vite a disposizione sono sempre e solo tre. A patto di non utilizzare il bonus che conferisce un cuoricino extra, un numero così limitato costringe il giocatore a stare attenti per non farsi colpire da nulla e nessuno. Bastano solo due colpi è il conta vite si illumina di rosso mettendo in un stato di ansia il giocatore. Infatti, avere così poche vite, almeno per quanto mi riguarda, aumenta la tensione e la paura con conseguente aumento di probabilità di commettere errori.

Non ci sono schemi da imparare

I boss di Cuphead non sarebbero così difficili se il loro schema di attacco fosse sempre lo stesso. Basterebbe semplicemente impararlo e in poco tempo il boss sarebbe sconfitto. In un gioco basato sui boss la schematicità sarebbe stato un grosso difetto e per questo nessuno dei boss, e nemmeno le sezione platform, presentano lo stesso identico schema ogni volta che si affrontano. Anche se si ripete un livello per la millesima volta bisogna sempre stare attenti e l’unico strategia vincente è trovare la tecnica giusta per ogni stage e tipologia d’attacco.

Tanti elementi su schermo

Il numero di elementi a cui bisogna stare attenti in Cuphead sono molti. Sia nei boss che nelle sezioni platform bisogna porre attenzione su più pericoli contemporaneamente e provenienti da direzioni diverse e con tempi diversi. Bisogna stare attenti al boss e colpirlo il più possibile, sfiorando i suoi colpi e i nemici più piccoli che appaiono nello schermo. Riuscire a controllare tutto nello stesso momento è impossibile e bisogna dare priorità a quello che si ritiene più importante, dando occhiate generali allo schermo in cerca di attacchi in arrivo.

Ma perché farlo così difficile?

Cuphead è un gioco che sicuramente farà incazzare molto giocatori a causa del suo alto livello di difficoltà. Ma perché farlo così difficile? Ogni boss può essere affronto in versione semplice: ha meno vita, alcuni stage o alcuni tipi di attacchi sono eliminati. Questa modalità è nettamente più facile ma altrettanto inutile, in quanto non permette di completare al gioco. Infatti sconfiggere i boss in modalità semplice non permette di accedere alla scontro finale col Diavolo in persona, e di conseguenza raggiungere i titolo di coda.

Perché mettere una modalità semplice se poi non porta da nessuna parte? Se vuoi un gioco destinato a una certa nicchia di giocatori non aggiungere una modalità semplice, se questa non permette di completare l’avventura. Se invece vuoi che il gioco sia più accessibile metti più livelli difficoltà e magari non semplificando il livello, perdendo parte dell’ottimo lavoro dello studio, ma semplicemente aumentando le vite o dando meno vita ai boss.

Ritengo sia giusto che sia il giocatore a decidere cosa è difficile per lui, e cosa invece è aldilà delle proprie capacità. Cuphead non è come Dark Souls Super Meat Boy che attira la gente perché è difficile, Cuphead può piacere anche alla gente che cerca un titolo da fare in cooperativa (magari coi propri figli) o vuole approcciarsi al genere, o magari è attirato dallo stile grafico.

Conclusione

Cuphead è un gioco nostalgico, non solo nella grafica ma anche nel gameplay, quando i videogiochi non erano così popolari e non c’era la necessità di accontentare tutti. Cuphead è per pochi eletti, per una fetta di pubblico che ama i boss cazzuti, le schivate all’ultimo secondo e la sensazione di essere in costante pericolo. Un gioco che si odia e si ama allo stesso momento, che non si vuole giocare ma non si vuole nemmeno smettere di farlo.

Tuttavia è propria questa barriera a essere il più grosso difetto del gioco. La popolarità di Cuphead è superiore al numero di persone a cui questo gioco è rivolto, e non tutti hanno la capacità di sconfiggere i temibili boss. Una semplice scelta del livello di difficoltà avrebbe accontentato tutti, permettendo di completare l’avventura a chiunque.

scritto da Filippo Giacometti e pubblicato il giorno

Commento Finale


Videogiochi come Cuphead ne esistono ormai pochi di questi tempi. La necessità di accontentare tutti ha limitato la creazione di giochi vecchia scuola come i Run And Gun. Cuphead è un gioco eccellente, con un gusto artistico eccellente e una cura maniacale. Un gioco fantasioso, divertente e piacevolmente difficile. La sua alta difficoltà è però un muro insormontabile per alcuni che, attirati dal gioco, si vedono negata la possibilità di completarlo. L'esclusione di una fascia di pubblico non è una buona cosa, soprattutto nel mercato attuale, e sarebbero bastate poche modifiche per rendere Cuphead godibile a chiunque.

88

Gameplay

85

Tecnica

100

Arte

75

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