recensione

Call of Duty: WWII – La campagna singolo giocatore

Call of Duty: WWII vuole riportare i giocatori alla Seconda Guerra Mondiale. Slegdehammer Games è riuscita a rivitalizzare una serie ormai priva di idee?


Dopo un balzo nel futuro, Call of Duty: WWII riporta la popolare serie sparatutto alla Seconda Guerra Mondiale. Un cambio di rotta imposto dagli utenti scontenti della piega fantascientifica che avevano preso gli ultimi giochi.  

Una scelta necessaria per ripristinare le meccaniche classiche della serie e un’occasione per rinnovare un gameplay ormai inalterato da anni.

Quanto ha giovato alla saga questo ritorno alle origini?

Al fronte…di nuovo

Per chi sperava di vedere qualcosa di originale rimarrà deluso: WWII è un sunto degli ultimi film/telefilm/videogiochi sulla Seconda Guerra Mondiale e non vuole raccontare una storia inedita. Sembra quasi abbia voluto accontentare i fan a tutti i costi, proponendo materiali visti e rivisti ma familiari in modo da non deludere le aspettative. Questa scelta porta però con se i cliché tipici del genere e non si distacca dal patriottismo a stelle e strisce che hanno sempre caratterizzato questo genere di produzione.

placeholder

La storia si ispira ai film di guerra statunitensi come il grande classico Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg o il più recente Fury di David Ayer. Call of Duty: WWII non si allontana pertanto dagli stereotipi dei film di guerra in cui gli USA salvano il mondo dai Nazisti. Il taglio registico è anche esso da cinema di guerra con scene d’azione unite a momenti più drammatici e intimi. Nel gioco si ripercorrano gli avvenimenti storici dalla Seconda Guerra Mondiale, dallo sbarco in Normandia alla liberazione di Parigi fino alla offensiva delle Ardenne.

Soldati

Call of Duty si riscatta nel suo protagonista: Ronald “Red” Daniels è un soldato e l’avatar dal giocatore per la maggior parte del tempo. Inoltre è anche il narratore: spesso vengono fatti ascoltare i suoi pensieri, silenziando il suono circostante e lasciando solo la sua voce. Durante la campagna viene approfondito il suo passato e il rapporto con il fratello. Ronald è particolarmente legato al suo amico Robert Zussman, conosciuto durante la guerra. Joseph Turner e William Pierson sono due tenenti in perenne litigio tra loro a causa delle loro opinioni contrastanti. Pierson è, per usare un francesismo, uno stronzo di prima categoria che dà più importanza alla missione che ai suoi uomini. Per questo motivo infatti è odiato da tutti nonché ritenuto fuori di testa.

Non originale ma…

Nonostante non brilli per fantasia, la sceneggiatura è ben scritta e riesce a mantenere l’interesse per l’intera durata del gioco. Tuttavia dispiace che Slegdehammer Games non abbia avuto il coraggio di raccontare il conflitto visto da un’altro protagonista, come i russi, o al fronte apposto come i giapponesi. Una scelta giustificata dalla popolarità del franchise sul suolo americano.

Coi piedi a terra

Se siete coloro che si lamentavano di soldati salterini, jetpack e qualsiasi altro aggeggio fantascientifico, Call of Duty:WWII è rivolto a voi. Infatti, il ritorno alla Seconda Guerra Mondiale ha portato anche a una semplificazione del gameplay. I piedi sono ancorati a terra, le granate sono solo frammentaria e fumogena, e le armi hanno pochissimi accessori. Un normale soldato che può contare solo sulla sua mira e la tenacia.

Una novità importante è l’assenza di un sistema di rigenerazione automatica della vita. Un cambiamento epocale, visto che è stata mantenuto per anni e anzi, è stato proprio Call of Duty a diffonderlo. Si ritorna quindi ai vecchi e cari medikit: se ne possono portare un massimo di quattro e si utilizzano premendo un apposito tasto. Per curarsi occorrono alcuni secondi e guarisce solo parzialmente. In questo modo si costringe il giocatore ad azioni più ponderate e sicure. La barra della vita si riempe esclusivamente con i kit medici. Personalmente avrei preferito un sistema sempre a kit medici ma con la barra divisa in segmenti, ognuno dei quali si rigenera automaticamente se non viene svuotato del tutto. Una tecnica simile a quella adottata da Far Cry 4 e gli ultimi Wolfenstein. 

Supportare la squadra


Oltre a completare le missioni, il gioco invita il giocatore a completare alcuni obiettivi extra. Una di questa è la raccolta dei “ricordi”, particolari oggetti che si trovano sparsi nella mappa. Le secondo sono le “azioni eroiche”, dei particolari obiettivi da completare durante la battaglia come soccorrere una compagno caduto, trascinandolo su un punto riparato.

Di tanto in tanto ci sono dei Quick Time Event. Si tratta di sequenze scriptate in cui il giocatore deve premere dei tasti in un preciso momento. La loro presenza serve solamente a rendere interattive sequenze che altrimenti sarebbero solamente dei filmati; personalmente avrei preferito questo ultima forma in quanto la loro utilità è dubbia. Inoltre le parti in cui si usa il mouse sono lente in quanto la sensibilità del puntatore viene ridotta. Inoltre i tasti da premere sono alcune volte senza senso, come il tasto 1 della tastiera o addirittura la rotellina del mouse. Ovviamente questo problema è solo per la versione PC giocando con mouse e tastiera.

Teamwork

I compagni di squadra hanno la funzione di distributori di munizioni, kit medici, granate e anche segnalare i nemici e fornire bengala per il supporto aereo. Per fare richiesta è sufficiente avvicinarsi al compagno e premete un tasto. Queste abilità hanno un periodo di ricarica e pertanto non si possono utilizzare continuamente.  Si tratta di un’aggiunta al gameplay ben implementata utile a far credere al giocatore di essere in una squadra.

Sezioni Sui Veicoli

In alcuni frangenti specifici dalla campagna bisogna pilotare prima un carro armato e poi un aereo da caccia. Queste sezioni sono difettate nei sistemi di comando: ho trovato infatti macchinosa e poco pratica la guida dei carri armati. I movimenti sono lenti ed eccessivamente appesantiti. Sono assenti dei comandi per passare alla terza persona o riallineare il cannone con il resto del corpo. L’aereo invece è troppo sensibile e un leggero movimento del mouse porta immediatamente verso l’alto o il basso il velivolo. Per quanto riguarda i contenuti si tratta di pure sezioni riempitivi, inserire allo scopo di variare il gameplay. Tuttavia a causa dei problemi prima elencati, la loro esistenza rovina l’esperienza più che migliorarla.

Senza farsi notare

Alcune sezioni permettono di utilizzare un approccio furtivo. Equipaggiati di armi silenziate e col classico coltello con cui infilzare il nemico alle spalle, il giocatore deve sviare i soldati per raggiungere, senza farsi notare, il bersaglio. I nemici sono dotati di un segnalatore d’attenzione, similmente ad altri giochi stealth come Far Cry Assassin’s Creed. Può essere utili farsi notare da un avversario, in modo che questo si sposti e dare la possibilità al giocatore di colpirlo di spalle. Giocare in maniera stealth non è obbligatorio seppur la grande quantità di nemici sconsigli un approccio più aggressivo.

placeholder

In un particolare livello bisogna prendere i comandi di un membro della resistenza francese. Nei suoi panni si entra in una sede nazista sotto copertura per ricercare un contatto, anche esso sotto copertura. Per non far saltare il travestimento è necessario ricordarsi i dati della carta d’identità: durante i controlli vengono chiesti alcuni di questi dati e il giocatore deve rispondere scegliendo tra due opzioni. Queste sezioni da spia sono interessanti e sono un buon modo per variare dal solito spara spara.

Not bad

La versione PC è stata ben ottimizzata: il gioco gira fluidamente a 100fps quasi costanti, con alcuni momenti anche oltre, e con tutti i settaggi messi al massimo. Tutto questo su una macchina dotata di una GTX 1070 e un processore i5 3570k. Graficamente parlando siamo un passo avanti rispetto a Infinite Warfare seppur non sia minimamente vicino al suo competitor Battlefield. Le texture denotano un buona risoluzione, gli effetti particellari sono discreti come anche quelli di luce. Alcuni dettagli sono stati trascurati, come l’erba un po’ troppo “piatta” e alcune elementi non molto definiti. Tuttavia sono riusciti a nascondere i difetti con buon impianto artistico, capace di regalare alcuni scorci niente male e una fotografia cinematografica tendente alle tinte scure. Eccellente invece la mole poligonale dei personaggi, soprattutto nelle cutscene. Le animazioni sono buone ma non perfette.

Se avete un impianto Home Theatre o un buon paio di cuffie, sappiate che Call of Duty: WWII eccelle dal punto di vista sonoro. L’audio è molto cinematografico, con esplosioni e colpi da fuoco sottolineati da una buona dose di bassi. La campionatura delle armi è ricca di dettagli e ho notato una buona spaziatura del suono. Il doppiaggio italiano è di ottima qualità come anche le musiche ispirate composte da Wilbert Roget, II. Seppur la qualità sia più che buona, manca qualsiasi tipo di opzioni audio a parte la possibilità di regolare il volume per audio di gioco e dialoghi.

Fori di proiettili

Nonostante si tratti di un gioco lineare, basato su anni di esperienza, Call of Duty:WWII non è esente da alcuni fastidiosi bug.

Il primo fra tutti sono le cutscene che scattano. Infatti il framerate oscilla costantemente dai 30 ai 28 fps. Una differenza minima ma notabile, e soprattutto inspiegabile visto che sono solo dei filmati fatti col motore di gioco.

L’animazione di quando i compagni lanciano gli oggetti, rimane uguale a prescindere dalla distanza in cui si trova il giocatore. Si tratta di una imperfezione più che un bug, ma in una produzione di tripla A come questa è un peccato che un dettaglio del genere non sia stato sistemato.

Alcune scritte del menù sono rimaste in inglese e dalle opzioni manca la possibilità di togliere l’HUD di gioco. Per chi vuole fare foto o cerca il massimo dell’immersione è un esclusione che farà storcere il naso, considerando anche che qualsiasi altro gioco recente la include.

Il segnalatore del obiettivo scompare dopo un po’ e per mostrarlo nuovamente è necessario premere Tab. Quando si preme il mondo di gioco assume un aspetto grigio e riappare il segnale, per poi scomparire nuovamente subito dopo. Non si può tenere il segnalatore sempre attivo dalle opzioni e sinceramente non trovo nessuno motivo valido per questa scelta di gameplay. Avere il puntato dell’obiettivo sempre su schermo, come in qualsiasi altro gioco, sarebbe stato decisamente utile.

Per ultimo, non è possibile cambiare al volo tra mouse e tastiera a joystick. Difficilmente uno usa entrambi durante la stessa partita ma è il primo gioco moderno che non mi permette di farlo.

Vittoria?

Call of Duty:WWII si completa in circa 8 ore se giocato al livello di difficoltà esperto. Si tratta di una durata media per il franchise e in linea con altre produzioni simili. La sua brevità non è comunque un problema in quanto il gioco viene supportato con il multiplayer e la modalità zombie. Tuttavia, una volta completata la campagna, non ci sono motivi per rigiocarla; se non quella di ottenere gli obiettivi extra.

La campagna di Call of Duty:WWII si è dimostrata valida e ben costruita seppur con qualche riserva sulla banalità della storia e alcune sezioni mal implementate.

scritto da Filippo Giacometti e pubblicato il giorno

Commento Finale


Il ritorno alla Seconda Guerra Mondiale ha giovato alla serie e Call of Duty: WWII è uno dei migliori titoli della serie. Tuttavia manca ancora di originalità e ormai la mancanza di idee si fa sentire, un problema inevitabile per una saga a cadenza annuale. WWII va incontro a tutti quelli che hanno criticato il fantascientifico dei precedenti capitoli e riporta la saga su binari più sicuri e bilanciati. Dal fronte tecnico ci sono stati miglioramenti ma è ancora lontano dal poter competere con la concorrenza, mentre invece l'audio stupisce come sempre.

78

Gameplay

75

Tecnica

70

Arte

90

Offerta

Non conosci il nostro sistema di valutazione? Scopri il significato dei quattro voti leggendo qui!

Condividi

articoli correlati



svg icone