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Assassin’s Creed: il film – recensione

La famosa saga di Ubisoft arriva al cinema: il lungometraggio di Assassin's Creed è riuscito a sconfiggere la maledizione dei film tratti dai videogiochi ?

Dopo Warcraft, il 2016 ci ha regalato un altro lungometraggio tratto da un’altra famosa serie di videogiochi. Sto parlando di Assassin’s Creed, la saga che ebbe inizio nel 2007 e che fece conoscere ai giocatori di tutto il mondo la guerra tra assassini e templari.

Ho giocato Assassin’s Creed molto dopo la sua uscita, quando oramai si era concluso il viaggio di Ezio Auditore con Revelations. Mi ricordo che il gioco mi piacque per la sua atmosfera, per le antiche città da esplorare nei panni di un assassino letale quanto misterioso, dal volto celato e il passato ignoto. Una macrostoria sufficiente a coprire i successivi capitoli della serie (fino al terzo, l’ultimo che ho giocato) che vedeva protagonista un ragazzo di nome Desmond rivivere le gesta dei suoi antenati alla ricerca della mela dell’Eden.

Ogni qualvolta esce al cinema un film tratto da un videogioco mi assilla sempre una domanda: questa volta saranno riusciti a fare qualcosa di buono? La domanda è lecita, in quanto notoriamente le pellicole tratte dai videogames sono brutte.

La risposta è: no. Scusate se non faccio un’attenta analisi del film per poi giungere allo stesso esisto ma con frasi più lunghe e composte. Il film di Assassin’s Creed è semplicemente brutto.

Perché ?

Per cominciare non sono riuscito a trovare nulla dello spirito e le sensazioni che mi diedero il gioco originale. Possono non parlare di Desmond e di Altair, ma quando giri un film ispirato da un’opera altrui devi assicurarti che l’anima di questa sia stampata sulla pellicola, e non sfruttare il nome di un brand famoso per fare soldi facili con un film di bassa qualità.

Purtroppo Assassin’s Creed pecca sotto diversi punti di vista, a partire da una sceneggiatura in cui dilagano scambi di battute penose e scene totalmente inutili con alto tasso di noia.

Viene lasciato poco spazio al passato e al suo protagonista. Il 90% delle scene ambientate nell’Animus sono solo azione, che per quanto ben fatte possono essere sono l’equivalente di guardare una gara di parkour con le spade.

Viene dato molto spazio al presente, nell’approfondire il protagonista Callum Lynch interpretato da Michael Fassbender, il quale nonostante la sua bravura non riesce a creare la stessa empatia che ho avuto con Desmond. Il personaggio è scritto male, è tedioso, piatto e non suscita emozioni. Non piace.

Gli altri protagonisti non sono tanto diversi. Mancano di una vera personalità, di un loro carattere, di una loro voce. Mi sono sembrati confezionati, come se fossero stati comprati al mercato di Hollywood degli attori per film d’azione.

Se non bastasse la regia è soporifera, terribilmente seriosa e drammatica, con scene lente da far venir male e manca sostanzialmente di energia e chiarezza.

Il film di Assassin’s Creed manca di mistero, manca di emozioni, manca di vivacità registica, manda di un’anima. È palloso.

Se questi sono i risultati allora mi chiedo perché debbano esistere prodotti del genere. La critica li stronca, al botteghino non fanno successo e ai fan raramente piacciono.

Con videogiochi sempre più vicini ai film per realismo grafico e stile perché trasportare un videogioco al cinema? Non è forse meglio inventarsi qualcosa di nuovo? Ah già. Brand famoso = soldi facili.

La maledizione colpisce ancora. Vedremo mai un bel film tratto da un videogioco? Probabilmente no.

scritto da Filippo Giacometti e pubblicato il giorno

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